Il rapporto che lega i marchi aziendali all’arte ha da sempre una doppia faccia. A partire dagli anni ’50 gli artisti hanno iniziato a scegliere i prodotti in commercio come soggetti delle loro opere, mentre i pubblicitari usano da sempre le opere d’arte come immagini di marketing. La cosa strana è che se gli artisti saccheggiano il logo delle aziende, l’iniziativa è ben considerata perchè il brand viene ulteriormente diffuso. Al contrario, se un’azienda si appropria di un’immagine artistica, aumenta il rischio di contenzioso.
Queste situazioni sono diventate di ordinaria amministrazione da quando la Pop Art ha legittimato i prodotti commerciali del consumo di massa come temi degni della pittura e li ha fatti entrare nei musei. Andy Warhol e Mario Schifano sono tra i principali artisti ad aver seguito questa strada.


Dagli anni Ottanta, invece, si è fatto sempre più ricorrente il riutilizzo delle icone della storia dell’arte per la pubblicità. Tra gli esempi più famosi citiamo la Nokia che ha ripreso il suo marchio dalle mani di Adamo e di Dio, dipinti da Michelangelo, che nella Sistina si sfiorano generando l’energia della creazione.
Analizzando bene la storia e l‘evoluzione dell’immagine pubblicitaria, si scopre che è proprio agli artisti che si deve il salto di qualità che la pubblicità fece all’inizio del Novecento con celebri campagne come quella di Depero per la Campari. L’artista futurista disegnò i manifesti e persino la tipica bottiglietta a trapezio.


