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Gabriele D’Annunzio alle prese con la pubblicità

Da una lettera del 3 marzo 1920, scritta a Fiume, scopriamo che Gabriele D’annunzio ricevette l’icarico di trovare il nome a sei profumi. Insomma D’Annunzio è stato anche un copy!
Nel terzo foglio della lettera troviamo l’elenco completo di questi naming: La Fiumanella, La brezza del Carnaro, La Rosa degli Uscocchi, La liburna, Il Lauro di Laurana, L’ardore del Carso, L’alalà.

Da copy diligente e completo, D’annunzio fa seguire ad ogni naming una vera e propria headline, per esempio, quella de Il lauro di Laurana recita “Tenue, sfuggente, delicatissimo. Laurana: evocatrice di gloria, per i poeti: ridestante il ricordo in due mirabili artisti”.
Per il pay off dell’azienda produttrice, La Casa Profumiera Bolognese, invece pensò a “Cum Lenitate asperitas” (Asprezza con lievità).

La parte artistica, la scelta e la creazione di fiale e stucci, insomma quello che oggi chiamaremmo packaging, era invece affidata a Adolfo De Carolis, protagonista dell’arte italiana idealista e simbolista fra Ottocento e Novecento.

Nel 1921 D’Annunzio dalla pubblicità per profumi passa a quella per prodotti lubrificanti, e, in una lettera di ringraziamento, dà vita ad una vera e propria bodycopy: (…) L’olio. E’ leggero e fluidissimo. Il mio motore ha un canto più netto e più vigoroso. E’ tempo di spegnere tutte le lucerne immobili della presente retorica dantesca, e di servirsi dell’olio per i giochi della divina Rapidità…Celeritatem Lucem”.

Poeti e pubblicità…un connubio non così insolito e che ritroveremo spesso.

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